Il Coro Monastico

Il coro ligneo, fu commissionato a Nunzio Ferrara e Giovan Battista Vigliarne e realizzato tra il 1591 e il 1597. Al centro dello stesso troviamo un grande leggio nel quale venivano posti i libri detti corali per la preghiera comune e il canto durante le liturgie, che costituiscono un esempio dell’antica scuola di miniatori ed amanuensi presente in questa abbazia fin dal XIV secolo.

Il coro, composto da 68 stalli disposti su due piani, e ampliato tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, venne lavorato a Napoli e trasportato a più riprese a San Martino a partire dal 1594. Tra l’aprile del 1596 e il luglio dell’anno seguente uno degli autori, il Ferrara, si occuperà in loco della sua sistemazione, permettendone così l’inaugurazione l’8 settembre di quello stesso anno, come testimonia la Cronaca del monastero. Frutto del lavoro di più mani evidentemente riscontrabili, il coro di San Martino è un prezioso esempio della fioritura manierista della fine del XVI secolo, cara alla cultura artistica del meridione d’Italia.

Sulle due pareti laterali del coro hanno la loro collocazione sei grandi tele, opera del pittore Paolo De Matteis. Esse raffigurano: La cena di San Gregorio ai poveri, il Martìrio dì San Placido, San Benedetto e il re Totila (parete di sinistra); San Benedetto e i Santi Mauro e Placido, San Mauro e il re Teodoberto, San Martino e il mendicante (parete di destra), tutte datate tra il 1726 e il 1727. Allo stesso autore si deve l’immagine della Madonna col Bambino posta sulla porta del coro.

Il De Matteis, attivo in non pochi monasteri benedettini, elaborò per San Martino il ciclo pittorico del coro, oltre che altre tele per la chiesa abbaziale. Nei sei quadroni, grazie alla luminosità e alla compostezza tipiche del pennello del pittore napoletano, ammiriamo come le scene accoppiate relative alla vita di san Benedetto, a quella dei primi discepoli Mauro e Placido, nonché ai due personaggi legati alla storia e al culto dell’abbazia martiniana, consentono di raffigurare nel bell’ambiente del coro quello che possiamo chiamare il programma di vita della comunità monastica. Da sempre, infatti, essa ha vissuto l’ideale monastico di san Benedetto, lo slancio missionario, e la carità verso il prossimo.

Sulla parete centrale del coro si vede l’Organo monumentale. E opera di Francesco La Grassa che nel secolo XIX lo portò a compimento, utilizzando in parte il preesistente strumento di Raffaele La Valle (1594). Dopo il restauro del 1981, l’Organo è stato interamente elettrificato: è composto da circa 4.000 canne, 37 registri.

Il pavimento policromo del coro è datato al 1608 (come si legge in uno dei mattoni posto in prossimità dell’aitar maggiore), e insieme a quello delle cappelle laterali della navata e della Sacrestia, è l’unica testimonianza dell’antica pavimentazione della Basilica, pet lo più rifatta all’inizio del XX secolo.

chi0012chi0009chi0008chi0011chi0004

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>