I due reliquiari floreali
contenenti le reliquie dei Santi Padri Martino e Benedetto (cfr.. R. Pace, scheda n. 15,
infra), sono stati recentemente rinnovati rivestendoli con una nuova patina
d’argento. Presentano base mistilinea e gradinata decorata da tre volute alternate da
motivi cuoriformi. Il fusto risulta chiaramente scandito longitudinalmente con un nodo
ancora vicino a moduli seicenteschi. Le reliquie sono conservate entro un armonioso
intrecciarsi di foglie e di fiori che ricalca modelli ampiamente diffusi in particolare
intorno al secondo quarto del secolo XVIII: ne sono esempio varie opere che presentano la
stessa decorazione floreale, dai vasi con frasche che frequentemente ornavano gli altari,
raffinata opera delle maestranze palermitane del secolo XVII e XVIII, come quelli del
Tesoro della Cappella Palatina (cfr. M.C. Di Natale, schede II, 199 e II, 200, in Ori e
argenti..., 1989), alle cornici floreali per la devozione privata, come quelle di
collezione Virga del 1739 e del 1817 (cfr. M.C. Di Natale, scheda II, 162, in Ori e
argenti..., 1989, p. 297). Tra i reliquiari floreali raffrontabili ai nostri e il
reliquiario, del 1737, di San Benedetto e Santa Scolastica del Monastero delle suore
benedettine di Geraci Siculo (cfr. M.C. Di Natale, I tesori..., 1995, pp. 29, 37) e
quelli di Santa Rosalia del Tesoro della Cattedrale di Palermo (cfr. M.C. Di Natale,
Santa Rosalia..., 1991, p. 47), oltre agli esemplari esistenti nello stesso tesoro del
Monastero di San Martino (cfr. schede nn. 19, 20, 23, 26), generalmente citati da M.
Accascina (Oreficeria..., 1974, p. 266). Le teche contenenti le reliquie non sono
quelle originali. In uno dei due reliquiari è leggibile il marchio TC29 da
riferire al console del1’anno 1729 Tommaso Cipolla (cfr. S. Barraja, I marchi...,
1996, p. 74), appartenente alla nota famiglia di orafi e argentieri palermitana console
anche nell’anno 1725 (cfr. S. Barraja, ibidem). Nell’altro reliquiario
risulta di difficile lettura, a causa delle recenti opere di ripulitura, un marchio
diverso, verosimilmente del console dell’anno 1728, Francesco Burgarello (FBUR28;
cfr. S. Barraja, I marchi..., 1996, p. 74), valente orafo palermitano che ricopre
diverse cariche all’interno della Maestranza tra il 1714 e il 1728 (cfr. S. Barraja,
ad vocem, in L. Sarullo, Dizionario..., vol. IV, in c. di s.). Doveva
esercitare anche 1’attività di argentiere come rivela un documento del 1730 che
attesta un pagamento a Francesco Burgarello per due cassette d’argento per servizio
del Reliquiario del Monastero (cfr. C. Sorce, Regesto documentario, infra). In
nessuna delle due opere risulta leggibile il marchio dell’artefice.
Inediti.
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